La penna, la spada e il Predator
Obama intensifica i bombardamenti sul Pakistan ma la stampa è con lui
Ieri gli aerei senza pilota americani, con quei nomi truci, il modello Predator (Predatore) e quello più nuovo Reaper (la Morte con la falce), hanno attaccato dall’alto il Pakistan per la terza volta in tre giorni. Diciotto missili – anche quelli con il loro bravo nom de guerre, Hellfire, Fuoco infernale – sparati in due attacchi distinti contro una casa e un veicolo in movimento dei guerriglieri islamisti. Ventuno morti.
18 AGO 20

Quest’anno, e siamo soltanto al 12 maggio, il numero degli attacchi è già 35. Nell’intero 2008 furono 36. C’è anche una nuova politica, molto più permissiva nella selezione dei bersagli rispetto all’era Bush: gli americani non colpiscono più soltanto come misura eccezionale, quando devono eliminare un leader pericoloso già seguito sugli schermi. Ora i droni sorvolano il Pakistan a caccia costante di obbiettivi e non importa se inquadrano semplice manovalanza o pezzi grossi, l’importante è martellare, indebolire e spaventare il nemico.
Ma più del fuoco d’inferno può il potere dei media schierati sempre con il presidente democratico. Per i quali George W. Bush, conservatore colpito dall’11 settembre, porterà per sempre lo stigma della guerra. E il professore di Chicago e premio Nobel per la Pace suo successore, Barack Obama, può invece scatenare i suoi Predatori sopra un paese formalmente alleato senza perdere un grammo della sua coolness pacifista.